80. Galileo conferma la teoria copernicana.

   Da: E. J. Dijksterhuis, Il meccanismo e l'immagine del mondo,
Feltrinelli, Milano, 1971

 In questo brano l'olandese Edward Jan Dijksterhuis, storico della
scienza, ripercorre le vicende che portarono il cattolico Galileo
Galilei a confermare, fra stupore e reticenza, la teoria
copernicana dell'eliocentrismo, scontrandosi contro il rigido
dogmatismo della Chiesa cattolica e della Santa Inquisizione, che
difendevano invece il geocentrismo e l'inattaccabile verit delle
Sacre Scritture. Tale dogmatismo, e l'impossibilit per il
cattolico, come avveniva per il protestante, di valutare
personalmente ed individualmente la Bibbia, spiazz tutti quei
credenti dediti alla scienza, i quali, come Blaise Pascal,
cercarono di armonizzare due mondi che si stavano drammaticamente
allontanando.


   Nell'anno 1610 fece sensazione nel mondo dei dotti la comparsa
del trattato di Galileo Sidereus Nuncius o Avviso sidereo (secondo
una successiva spiegazione data dallo stesso Galileo il titolo va
inteso con questo significato, e non con quello di Messaggero
sidereo), nel quale egli descriveva le scoperte che aveva fatto in
cielo con l'aiuto del telescopio. La superficie della Luna
presentava grandi irregolarit, che le davano un aspetto simile a
quello della Terra; la Via Lattea e alcune nebulose si risolvevano
in congerie di piccole stelle; e il pianeta Giove mostrava di
avere satelliti. V'erano tutte le ragioni per creare sensazione,
anche se non tutte le cose che Galileo riferiva di avere osservato
erano state precedentemente ritenute impossibili. Nella sua opera
De facie in orbe lunae Plutarco [storico greco vissuto fra il 46
circa e il 125 circa dopo Cristo] aveva gi richiamato
l'attenzione sull'affinit fisica tra la Luna e la Terra, e anche
l'ipotesi che la Via Lattea potesse essere formata da un gran
numero di stelle era stata occasionalmente avanzata
nell'Antichit. Ma altro  meditare intorno a simili cose e altro
 riferire di averle viste effettivamente. Che poi Giove dovesse
avere satelliti, non era mai stato sospettato da nessuno. Inoltre
il carattere terrestre della Luna era contrario alla fisica
aristotelica, secondo la quale persino il corpo celeste pi basso
era ancora essenzialmente diverso dalla Terra. Non solo, ma la
scoperta che Giove avesse satelliti non costituiva di per se
stessa un'argomentazione diretta contro il sistema tolemaico - nel
quale, se v'era spazio per moti di pianeti attorno a punti che si
muovevano lungo cerchi, si sarebbero potuti assumere senza dubbio
anche moti di satelliti attorno ai pianeti. Quella scoperta
impediva per d'ora in poi agli avversari di Copernico di dire che
era impossibile che la Terra si trascinasse dietro il suo
satellite, la Luna, nella sua rivoluzione intorno al Sole.
   Nello stesso anno in cui comparve il Sidereus Nuncius, Galileo
scopriva le fasi di Venere e riferiva anche che il pianeta
Saturno, visto attraverso il telescopio, si rivelava costituito da
tre corpi (la prima osservazione di quello che [Christiaan]
Huygens [scienziato olandese, vissuto dal 1629 al 1695) doveva
riconoscere come un anello attorno al pianeta.
   Nel complesso le affermazioni di Galileo trovarono dapprima
poco credito. Il fatto non  cos incomprensibile e vergognoso
come talvolta viene rappresentato in scritti popolari. In primo
luogo il telescopio era uno strumento assolutamente sconosciuto,
il cui modo di operare non era capito da nessuno, neppure da
Galileo stesso. Non solo non  vero che egli avesse inventato lo
strumento, come proclamava nel titolo del Nuncius, ma aveva anche
una conoscenza troppo superficiale dell'ottica per poter capire i
principi su cui esso era basato; e quando dice di aver seguito
nella sua costruzione la teoria della rifrazione, questa 
probabilmente pura vanteria. Non solo, ma durante una
dimostrazione che ne aveva dato a Bologna in casa dell'astronomo
[Giovanni Antonio] Magini [vissuto dal 1555 al 1617], nessuno dei
presenti era stato in grado di discernere neppure uno dei
satelliti di Giove che egli pretendeva di aver osservati; se si
tiene presente quanto primitivo dovesse indubbiamente essere lo
strumento e quanto poco esercitata nell'osservazione telescopica
la compagnia, non abbiamo neppur bisogno di ricorrere alla cattiva
fede per spiegare il fatto. Cos si diffuse presto l'opinione
generale che, se anche qualcuno aveva potuto effettivamente vedere
le stelle medicee (era questo il nome che Galileo aveva dato ai
satelliti, in onore della dinastia fiorentina), probabilmente esse
dovevano essere presenti in qualche modo nelle lenti.
   Galileo consider le proprie scoperte come altrettante prove a
favore del sistema copernicano. Da un punto di vista obiettivo,
naturalmente, non lo erano. Non ve n'era neppure una sola che non
avrebbe potuto venir spiegata nell'ambito del sistema tolemaico.
Esse potevano s servire a dimostrare l'infondatezza di certe
obiezioni sollevate contro il sistema copernicano, ed erano
pertanto in armonia con le speculazioni fisiche sul moto della
Terra nel senso che, insieme a tali speculazioni, potevano, e anzi
inevitabilmente dovevano, portare al riconoscimento della
sostenibilit scientifica dell'immagine del mondo eliocentrica; ma
esse non potevano costringere gli uomini ad accettarla.
   Comunque la questione del moto della Terra - questo era il vero
punto in discussione, e non il problema puramente astronomico
riguardante il modo pi semplice di spiegare il moto dei pianeti -
non presentava un interesse soltanto scientifico. Essa si
ricollegava indissolubilmente a questioni di carattere cosmologico
e, di conseguenza, anche di carattere teologico, e cos suscit
negli animi un'impressione molto pi forte di quella che avrebbe
potuto provocare qualsiasi questione puramente scientifica.
   In effetti, l'asserzione del moto della Terra, non come
invenzione matematica ideata allo scopo di semplificare i calcoli
degli astronomi, ma come realt fisica -  evidente che questa era
la concezione di Galileo e che il tentativo conciliante di
Osiander [Andreas Hosemann, astronomo e teologo luterano, vissuto
dal 1498 al 1552] non aveva fatto nessuna impressione su di lui -,
colpiva alle fondamenta l'immagine del mondo aristotelico-
tomistica, che era radicata nello stesso terreno metafisico della
dottrina cristiana; e pertanto doveva inevitabilmente provocare
reazioni difensive non solo da parte di quegli astronomi che non
potevano o non volevano tenere separate la loro scienza e la loro
concezione del mondo, ma anche da parte dei teologi. L'intera idea
aveva ripercussioni cos profonde su certe nozioni che sembravano
avere un'importanza sostanziale per la religione - in particolare
la posizione eccezionale della Terra come scena su cui era stato
recitato il dramma dell'incarnazione di Dio e della redenzione
dell'umanit - che era difficile  aspettarsi una discussione
condotta nell'atmosfera obbiettiva della pura scienza.
   Infatti, in tutti i paesi in cui penetr la relazione sul nuovo
sistema del mondo, i teologi sentirono istintivamente che ne
venivano minacciati i loro dogmi pi sacri, e dappertutto si
levarono contro la concezione eliocentrica. E siccome essi
citavano principalmente passi della Sacra Scrittura nei quali il
fatto che la Terra fosse immobile al centro del mondo sembrava
asserito senza ambiguit (ad esempio Giosu, decimo, 12; Salmi,
diciottesimo, 6; Salmi, centotreesimo, 5; Ecclesiaste, primo, 4),
una questione che avrebbe dovuto essere discussa su basi puramente
scientifiche fin col mescolarsi a questioni di interpretazione
scritturale che la corruppero irrimediabilmente.
   Nella maggioranza dei casi l'opposizione teologica non ebbe
molto effetto oltre a quello di ritardare fino a un certo punto lo
sviluppo dell'astronomia eliocentrica e di creare certe difficolt
per i suoi seguaci. Che nel caso di Galileo, d'altra parte, essa
portasse un conflitto di tanta importanza fu dovuto a cause che in
parte avevano un carattere fondamentale, in parte un carattere
accidentale. Fra le cause accidentali v'erano le ostilit
personali, alle quali probabilmente contribu l'atteggiamento
violentemente polemico che Galileo era solito assumere; le cause
di carattere fondamentale comprendevano la circostanza che, in
quanto cattolico romano, egli era soggetto, in materia di
dottrina, all'autorit della Chiesa, e che come laico non era
libero - come lo era il protestante Keplero - di prender parte a
dispute metodologiche sulla interpretazione della Scrittura, e
ancor meno lo era di sostituire l'interpretazione ufficialmente
accettata con una spiegazione sua propria dei testi biblici che si
riferivano al moto o meno della Terra.
   E' comprensibile che il Santo Uffizio abbia colto l'occasione
di prendere misure allorch a Firenze la questione aveva suscitato
uno scandalo pubblico. Ma il modo in cui ci fu fatto rivela una
valutazione inadeguata della vera importanza della questione e
delle conseguenze future della decisione. Infatti, il 24 febbraio
1616 fu pronunciato il seguente verdetto su due proposizioni, in
cui, a quanto pare, le autorit credevano di avere riassunto
l'essenza del sistema copernicano:
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   Prima proposizione: Il Sole  il centro del mondo ed 
assolutamente immobile di moto locale.
   Verdetto: Tutti hanno detto che la suddetta proposizione 
stolta e assurda dal punto di vista filosofico e costituisce una
formale eresia nella misura in cui contraddice espressamente le
affermazioni della Sacra Scrittura in molti luoghi sia secondo il
significato letterale delle parole sia secondo la comune
esposizione e interpretazione dei Santi Padri e dei dottori di
teologia.
   Seconda proposizione: La Terra non  il centro del mondo, n 
immobile, ma si muove tutta, e ha anche un moto diurno.
   Verdetto: Tutti hanno detto che questa proposizione riceve lo
stesso verdetto dal punto di vista filosofico e che, per quanto
riguarda la verit teologica, costituisce per lo meno un errore di
fede.

   Il Sant'Uffizio, a dire il vero, mostr di avere assai poca
ispirazione divina quando pronunci questo decreto. Stabilendo una
relazione tra proposizioni scientifiche, che in futuro erano
naturalmente suscettibili di venire tanto confutate quanto
confermate, e una religione che per definitionem non aveva da
temere nessuna confutazione e non aveva bisogno di nessuna
conferma, apriva la possibilit che il futuro sviluppo della
scienza della natura compromettesse la religione, una possibilit
che doveva ben presto avverarsi. Che il Collegio [dei cardinali
componenti il Sant'Uffizio] non si curasse dell'eventualit che la
sua decisione potesse interferire con lo studio della scienza, che
dopo tutto  una legittima funzione intellettuale della mente
umana, non dev'essere usato come un rimprovero verso di esso;
favorire lo sviluppo della scienza non rientrava tra le sue
competenze. Ma il fatto che i membri del Collegio abbiano agito
con cos poco giudizio verso quella religione che essi erano
espressamente incaricati di proteggere, ha fatto s che in tutti i
tempi i figli fedeli della Chiesa - Blaise Pascal [filosofo e
matematico francese, vissuto dal 1623 al 1662], ad esempio - si
torcessero di impotente irritazione, che divenne tanto pi intensa
quando essi videro con quanta prontezza i suoi nemici ne fecero
un'arma per attaccarla.
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